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LA NUTRIZIONE FUNZIONALE COME ARMA CONTRO IL CORONAVIRUS

LA NUTRIZIONE FUNZIONALE COME ARMA CONTRO IL CORONAVIRUS
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Ormai è chiaro che l’infezione Covid-19 anche se considerata dagli esperti non così letale come altre infezioni lo può diventare nel caso di soggetti indeboliti da patologie pregresse o comunque con situazioni di malnutrizione (non solo nel senso di carenza di calorie ma soprattutto nel senso di scarsa qualità degli alimenti) o con condizioni di infiammazione manifesta o silente cronica. Una delle cose che noi possiamo fare è migliorare il “terreno” del nostro organismo con una corretta alimentazione abbinata a corretti stili di vita. In questo ci viene in aiuto la nutrizione funzionale.

 

(Tratto dal libro “Guida alla Medicina Funzionale-La medicina del domani” di Massimo Spattini e Enrico Bevacqua-  EDRA Edizioni)

“La Nutrizione Funzionale sottolinea l’importanza che rivestono gli alimenti di alta qualità e gli innumerevoli fitonutrienti nel trattamento dei vari squilibri clinici e nell’indirizzare le persone verso una qualità di vita ottimale. La simbiosi tra Nutrizione Funzionale e Medicina Funzionale crea un intervento terapeutico personalizzato, finalizzato a promuovere la salute ottimale, prevenire le patologie cronico-degenerative correlate alla dieta e allo stile di vita, porre al centro dell’interesse il paziente come persona. In questo senso, la nutrizione riveste un ruolo centrale.
Le patologie cronico-degenerative del XXI Secolo (es. patologie cardiovascolari, tumori, Sindrome Metabolica, ipertensione arteriosa, Diabete di tipo 2, patologie autoimmuni, fibromialgia, stanchezza cronica, demenze, Leaky Gut Syndrome, Sindrome dell’intestino irritabile, etc..) hanno come denominatori comuni:

  • Infiammazione cronica silente di basso grado (secondaria a glicazione, elevato stress ossidativo, acidità tissutale cronica, eccesso di peso, livelli di allenamento insufficienti o al contrario eccessivi, ecc.).
  • Alimentazione iponutriente ma ipercalorica, ricca di cibi industrializzati (es. cereali raffinati, grassi idrogenati, junk food, cibi “no fat” ma ricchi di zuccheri, ecc.).
  • Sedentarietà o livelli insufficienti di attività fisica (si può definire sedentario un soggetto che non pratica almeno 30 minuti di attività fisica per 4 volte/settimana).
  • Mancanza di un’adeguata integrazione alimentare, necessaria oggi più che mai (scarsa qualità dei cibi, mancata esposizione solare che permette di mantenere livelli adeguati di vitamina D, perdita di vitamine e minerali durante la cottura con microonde, colture intensive di vegetali e cereali, eccessivo consumo di vitamina C nei fumatori, ecc.).
  • Assente gestione dello stress, condizione che ormai governa la vita di ogni individuo (inquinamento acustico/visivo/ambientale, ritmi lavorativi sempre più difficoltosi e competitivi, mancanza di capacità relazionali per gestire le problematiche familiari, ipervigilanza cronica che determina paura, ansia, depressione, bassa autostima, scarsa autoefficacia e quasi inesistenti livelli di resilienza, che rappresenta la capacità di adattarsi in modo positivo e funzionale ad un evento stressogeno).

Importante è anche tenere conto dell’interazione tra fattori ambientali (alimentazione, allenamento, integrazione, gestione dello stress) ed espressione genica: la scoperta dell’Epigenetica ha consegnato le chiavi della salute nelle mani di ognuno di noi, dato che interazioni positive tra ambiente e geni portano ad esprimere condizioni di salute, invece che di malattia. Il raggiungimento e il mantenimento di una condizione di benessere e salute ottimale quindi si devono soprattutto alla scelta e alla messa in pratica quotidianamente di un corretto e salutare stile di vita o “healthy lifestyle”, piuttosto che invece soltanto all’accesso alle cure (secondo gli ultimi studi, contribuirebbe alla salute solo per il 10%).”