Insonnia cronica e rischio cardiovascolare: il vero fattore confondente?
Negli ultimi giorni ha fatto molto rumore uno studio presentato all’American Heart Association Scientific Sessions 2025: secondo i dati, chi assume melatonina per più di un anno avrebbe un rischio più alto di insufficienza cardiaca, ricoveri cardiologici e mortalità.
Un titolo che fa paura, e che rischia di portare a conclusioni troppo affrettate.
Vediamo cosa c’è davvero dentro lo studio — e soprattutto cosa non dimostra.
Cosa ha trovato lo studio?
I ricercatori hanno analizzato più di 130.000 persone con insonnia e hanno confrontato chi usava melatonina per almeno 12 mesi con chi non l’aveva mai usata.
Risultati riportati:
- +90% rischio di insufficienza cardiaca
- +3,5 volte rischio di ricovero per insufficienza cardiaca
- +2 volte mortalità per tutte le cause
Numeri importanti, certo.
Ma attenzione: questi dati NON provano che la melatonina causi danni al cuore.
Perché lo studio non può dire che la melatonina “fa male al cuore”
- Non è uno studio clinico, ma un’analisi di cartelle
È uno studio osservazionale: i ricercatori guardano i dati “così come sono”, senza controllare le variabili.
Questo tipo di studio può trovare associazioni, ma non può dire che una cosa ne causa un’altra.
- Gli autori stessi dicono che NON provano causalità
Nel comunicato ufficiale, i ricercatori specificano chiaramente che i risultati non dimostrano un rapporto causa-effetto.
- Possibile confusione tra chi usa melatonina e chi ha problemi più gravi
Chi prende melatonina per oltre un anno potrebbe avere:
- insonnia cronica più severa
- ansia o depressione
- altre malattie che aumentano il rischio cardiaco
E queste condizioni potrebbero essere la vera causa dei problemi cardiaci osservati.
- Errore molto importante: il database non registra l’uso di melatonina da banco
Negli Stati Uniti la melatonina si compra senza ricetta.
Lo studio vede solo le prescrizioni, quindi molte persone che la prendono realmente finiscono nel gruppo “non utilizzatori”.
È una misclassificazione seria che può distorcere i risultati.
- Mancano dati su dose, durata reale, formulazione
Prendono 1 mg o 10 mg?
Assumono formulazione a rilascio immediato o controllato?
La usano tutte le sere o una volta ogni tanto?
Non si sa.
- Sono dati preliminari, non ancora pubblicati
È un abstract presentato a un congresso, non ancora peer-reviewed.
Questo significa che il protocollo completo, le statistiche dettagliate e i controlli sui bias non sono ancora stati verificati da altri scienziati.
Allora la melatonina è sicura? Cosa dice la ricerca più solida?
Ecco cosa dicono trial clinici e meta-analisi (cioè gli studi più affidabili):
Melatonina efficace per il sonno
Numerose meta-analisi mostrano che la melatonina può:
- ridurre il tempo di addormentamento
- migliorare la qualità del sonno (PSQI)
- aumentare moderatamente la durata totale del sonno
È particolarmente utile in:
- insonnia lieve-moderata
- jet-lag
- disturbo del ritmo circadiano
- persone sopra i 55 anni
Possibili benefici cardiovascolari
Alcuni RCT hanno mostrato che la melatonina può:
- ridurre la pressione arteriosa notturna
- migliorare marcatori cardiaci dopo eventi ischemici
- ridurre infiammazione sistemica
- migliorare funzione del ventricolo sinistro in alcuni scenari clinici
Queste evidenze non sono definitive, ma vanno decisamente nella direzione opposta rispetto ai timori dello studio AHA.
Buon profilo di sicurezza
Le meta-analisi mostrano che la melatonina è generalmente ben tollerata, con effetti collaterali lievi (sonnolenza mattutina, sogni vividi).
Cosa possiamo concludere?
- Lo studio AHA solleva domande, ma non offre risposte definitive.
- I dati non provano che la melatonina causi insufficienza cardiaca o aumenti il rischio di morte.
- I limiti metodologici sono importanti e riconosciuti dagli stessi ricercatori.
- Le evidenze più solide (RCT e meta-analisi) continuano a supportare l’efficacia e la sicurezza della melatonina, soprattutto a breve termine.
- L’aumento del rischio cardiovascolare osservato nello studio AHA 2025 è molto probabilmente attribuibile alla disfunzione del sonno e alle comorbidità associate, non alla melatonina.
Le evidenze sperimentali e cliniche più solide suggeriscono che la melatonina possa avere un ruolo protettivo, non dannoso. Sono necessari RCT di lunga durata sull’uso cronico di melatonina per valutare con precisione gli effetti sugli outcome cardiovascolari maggiori.